Twitter e giornalismo, ecco qualche consiglio

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via wired.it

In Italia, che le notizie oggi irrompono prima sui social network – Twitter in particolare – e poi arrivano alla stampa, lo sappiamo sin dai tempi del terremoto dell’Aquila; il mondo invece lo ha definitivamente scoperto il giorno della morte di Osama Bin Laden. Una volta assodato che Twitter è parte del giornalismo contemporaneo e che non è necessariamente un male, bisogna però essere consapevoli dei rischi che questo comporta, del fatto che ci sono utenti che deliberatamente mentono, che riportano mezze verità (ok, non sempre in cattiva fede) e che un gran lavoro di verifica è assolutamente necessario prima di poter usare le informazioni carpite sul sito di microblogging. Per capire se fidarsi o non fidarsi di un breaking tweet si possono seguire i consigli di diversi esperti digiornalismo e social media come Craig Kanalley (Senior Editor all’Huffington Post), Craig Silverman ( Poynter), Steve Buttry ( Digital First Media e Journal Register), che possono essere divisi in due grandi categorie: verificare la fonte e verificare il tweet.

1) Passare la fonte ai raggi X
Il primo passo è carpire più informazioni possibili su chi sta twittando per verificarne la credibilità, la competenza e autorevolezza, in generale e nel singolo caso in particolare.

Bio su Twitter
Facile e rapido: guardate se la fonte fornisce un nome reale, diverso dallo user name, una foto, una breve biografia, link a un blog o ad altri (che possono poi essere verificati grazie a strumenti comeWhois), il nome di un luogo di lavoro che permetta di capire cosa fa nella vita o chi sia. Alcune volte nelle bio si possono trovare anche collegamenti a una pagina Facebook o a un profilo LinkedIn, o ancora meglio un indirizzo mail. Sono utili anche eventuali informazioni che permettano di indicare il luogo da dove l’utente cinguetta: se l’utente si trova dove sta realmente accadendo l’evento che vi interessa potrebbe voler dire che si tratta davvero di un testimone oculare. Se una persona invece è lontana non vuol dire necessariamente che stia dicendo il falso, ma solo che magari le sue informazioni sono di seconda mano e che cercando meglio si può arrivare a una fonte più diretta.

Profilo Twitter
Qui la questione si fa un poco più elaborata. Il profilo dell’utente va scrupolosamente passato al setaccio, a cominciare dalla sua età su Twitter. Grazie al servizio When Did You Join Twitter? basta conoscere il nome utente e immediatamente si scoprono giorno, mese e anno in cui quella persona ha aperto il suo profilo sulla piattaforma. Se l’account è stato aperto solo recentemente, spiega Steve Buttry, dovrete essere molto cauti: “ Non significa necessariamente che questa persona e i suoi tweet non siano affidabili, ma che dovete scoprire qualcosa di più”. Anche un profilo poco usato e aggiornato dovrebbe suscitare qualche sospetto, come dovrebbe fare uno senza una foto o un’immagine personalizzata.

Followers following sono i prossimi elementi da analizzare. Paul Bradshaw suggerisce, tanto per cominciare di andare a vedere chi sono stati i primi: “ Dovrebbero essere contatti personali – amici o familiari – o contatti che rispecchino il profilo della persona”. Non guasta anche sbirciare tra le sue interazioni. Anche in questo caso la maggior parte dovrebbero essere conversazioni tra amici più qualche estemporaneo scambio nato da un commento a un particolare tweet. Ci sono gli evidentirandom followers (generati attraverso bot, spiders & Co). A quante liste è stato aggiunto l’utente? Segue sono fonti conosciute e credibili? Viene mai ritwittato da qualcuna di queste? Rispondere a queste domande vi aiuterà a farvi un’idea del tipo di utente.

Tweet mining
A questo punto è ora di dare una letta approfondita al suo stream di tweet. In questo modo vi farete un’idea delle sue opinioni, delle sue inclinazioni, degli argomenti sui quali ha una prospettiva parziale, potrete intuire che persona si ha davanti – livello medio di cultura, interessi, connessioni, propensione alle bufale – e potrete anche provare a valutare se competente sull’argomento di cui vi interessate. Studiando tweet relativi a eventi passati, inoltre, potrete verificare se in quelle occasioni è stato accurato e affidabile, se è un tipo che esagera sempre e quindi i suoi commenti vanno ridimensionati o se invece è uno con i piedi per terra. Controllate anche se cita la fonte delle sue notizie, se mette link e riferimenti. Un suggerimento da non sottovalutare è quello di guardare ortografia e grammatica: errori, sviste, piccole sbavature di battitura indicano che l’utente è una persona reale. Lo Ugc (user-generated content) Hub della Bbc a Londra verifica anche se il vocabolario e lo slang corrispondono a quelli della location da cui dichiara di twittare la fonte.

Google e altri strumenti
Una rapida ricerca con Google usando il nome utente può aiutare a scoprire qualcosa di più: un profilo su LinkedIn una pagina Facebook o altri siti che permettono di capire meglio di chi si tratta. Ci sono anche strumenti specifici per queste ricerche: Firefox offre Identify e Chrome l’estensione Polaris Insight. Anche un salto su Kloutcome suggerisce Craig Silverman, può aiutare a valutare il profilo. Silverman consiglia anche di combinare la ricerca su Google insieme a parole come spamscam,spammer, per capire se qualcuno si è lamentato di questo account.

2) Check del tweet
Analizzare, per quanto attentamente, chi scrive, tuttavia non basta, è indispensabile fare lo stesso con il contenuto del micro post.

Orario del tweet
Quando si vuole usare un tweet per riportare una breaking news, la prima cosa da guardare, secondo una storica guida alla verifica dei tweet pubblicata da Craig Kanalley su Twitter Journalism, è controllare l’ orario di pubblicazione. Se un utente twitta subito dopo un evento o mentre questo sta ancora accadendo è probabile che sia un testimone oculare. Qualcuno che invece twitta dopo diverse ore potrebbe star semplicemente riportando qualcosa sentito o letto attraverso altri mezzi.

Triangolazione
Secondo Patrick Meier invece, la prima cosa da fare è una triangolazione: una verifica della storia attraverso altre fonti su Twitter o anche altrove. Il primo passo è usare la ricerca avanzata di Twitter con una serie di parole chiave ed esplorare i tweet che emergono andando indietro nel tempo fino a trovare quelli che sono stati pubblicati per primi: questi sono i post che possono fornire informazioni più precise. Inoltre, trovare altri tweet con un contenuto molto simile, ma pubblicati da utenti indipendenti da quello che ha attirato la vostra attenzione, può confermare la veridicità del contenuto del post. Più fonti indipendenti si trovano, meglio è. Ma attenzione,dovrete verificare che non siano retweet citazioni: basta un copia-incolla su Google. Inoltre altri tweet possono riportare immagini video (anche per questi profili e cinguettii, però, ci vuole un lavoro di verifica). Infine seguite gli sviluppi della storia, sia sul profilo che avete analizzato per primo, sia su quelli in cui vi siete imbattuti in seguito: se la storia è vera e vale la pena riportarla, molti continueranno a pubblicare nuovi post e informazioni.

A questo punto poi abbandonate Twitter. La storia deve trovare conferma anche fuori dal servizio di microblogging, sia attraverso la Rete e gli altri social media, sia (soprattutto) attraverso sistemi più tradizionali: telefonate alle agenzie stampa; rivolgetevi a enti nazionali e internazionali che possono confermare la storia e aggiungere informazioni; contattate, se lo conoscete, qualcuno che si trova nel luogo citato dal tweet per una conferma diretta.

Foto e video
La presenza di foto video se di prima mano avvalorerebbe l’ipotesi che si tratta di un testimone oculare e attendibile. Non di prima mano, potrebbero comunque contenere informazioni utili. Anche questi contenuti però vanno sottoposti ad attenta verifica: c’è qualcosa che stona e che potrebbe far pensare a un intervento di editing? Per esempio controllate le condizioni atmosferica nell’area nel momento dell’evento, corrispondono a quelle delle immagini? Ci sono elementi del paesaggio che non corrispondono alla zona? Cosa dicono esattamente i testi dei video?

Per un controllo delle immagini i giornalisti più esperti raccomandano alcuni strumenti come TinEye,WholframAlpha o anche solo Google Images (Drag&Drop). Inoltre talvolta le immagini contenuto dati utili alla localizzazione che possono confermare per esempio se ritraggono effettivamente il posto di cui parla il tweet.

Contatto diretto
In fondo cerchereste di interpellare direttamente una fonte tradizionale. Lo stesso dovrebbe accadere sui social media. Mandate un @reply, avviate una conversazione per chiedere maggiori informazioni. Chiedete di essere contattati o di riceve i riferimenti utili a un’intervista. Se ci sono postate foto o video chiedete se ve le può inviare e se avete il permesso di pubblicarle; se non ve ne sono chiedete se esistono.

Una volta stabilita una relazione fate domande precise e puntuali, chiedete se l’utente è un testimone oculare e se vi sa indicare qualcun altro a cui fare domande. Più fonti si raggiungono, più angoli della vicenda si possono intravedere e più facilmente si potranno identificare bugie non intenzionali, mancanze, distrazioni, errori.

Crowdsourcing
Prendete in considerazione il crowdsourcing: ovvero usate la vostra rete sociale, i vostri follower per verificare l’informazione in vostro possesso. Andy Carvin ha fatto di questo processo uno strumento quotidiano nel suo lavoro (eccovi un esempio di richiesta e il racconto di un caso in cui i suoi contatti lo hanno aiutato). Tuttavia è un’arte tutt’altro che semplice: ci vuole molta pazienza per stabilire una rete di contatti affidabili, per conoscerli e sapere di chi ci si può fidare per cosa (una traduzione dal russo, uno studio sull’Hiv, una scoperta nel campo della fisica delle particelle), e anche molto esercizio: non può essere una pratica saltuaria, ma costante in modo da essere sempre più raffinata. Certo, soprattutto all’inizio, i risultati ottenuti in questo modo vanno comunque verificati. Inoltre ci vuole cautela: per cominciare si possono chiedere verifiche sull’oggetto del tweet senza entrare nel dettaglio, magari indicando un luogo o una persona e chiedendo notizie senza specificare che tipo di informazioni si cercano. Oppure si possono cercare conferme per singoli dettagli (come nel caso di Carvin).

Steve Buttry, infine, sottolinea l’importanza della pratica costante: “ Usate Twitter regolarmente nel vostro lavoro, più lo adoperate, meglio capirete come usarlo responsabilmente ed efficacemente. Se lo usate raramente sarà più facile sbagliare. Costruitevi delle fonti affidabili su Twitter, fonti regolari, come quelle che avete offline. Seguite regolarmente un gruppetto di utenti che twittano sugli argomenti di cui vi occupate e interagite con loro, costruite un rapporto personale. Potrete giudicare più facilmente delle fonti che seguite regolarmente che non quelle i cui tweet vedete per la rima volta. Saprete se quella persona è incline al sarcasmo, se quell’account è un fake o no”.

Credit immagine a Rosaura Ochoa / Flickr

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